Addio ciuccio…benvenuto Topolino Interattivo.

Come ho accennato nel precedente post, da poco più di una settimana il nostro pupone, che da poco ha compiuto tre anni, ha salutato il suo carissimo ciuccio.
Prima di arrivare a questo distacco, ho dovuto fare ammenda con me stessa, e cercare di essere io per prima ad avere il coraggio di non vedere più il mio amatissimo cucciolo senza quell’oggetto di silicone in bocca.
Erano ormai alcuni mesi che ci pensavo. Sapevo che prima o poi avrei dovuto affrontare questo momento, ma non ne avevo proprio il coraggio.
Avevo pensato di toglierglielo già lo scorso anno, ma ci eravamo appena trasferiti a Messina, e visto che il ciuccio, così come il pannolino, non si possono eliminare in prossimità di eventi, quali traslochi, inizio anno scolastico, vacanze, arrivo di fratelli e altro ancora, alla fine siamo arrivati ai tre anni.
Nel mezzo ci sono state tutte le cose appena citate.


Infatti, dopo due mesi dall’arrivo in Sicilia, il pupone ha iniziato il nido, e vuoi togliergli il ciuccio proprio al primo distacco dalla sua mamma? Anche no. E abbiamo rimandato.
Poi sono rimasta incinta e dovevo dargli la notizia della vita. Potevo privarlo del ciuccio proprio allora? No.
Poi è arrivata l’estate, abbiamo tolto il pannolino, e dopo un mese siamo andati al mare. Togliamo il ciuccio? Ancora no.
A Settembre è ricominciata la scuola. Aveva bisogno di consolarsi dopo due mesi trascorsi con la sua mamma. Quindi? Il ciuccio rimane.
A metà Ottobre è nato il pupetto. E vai di ciuccio alla grande.
Poi sono arrivate le vacanze di Natale. In seguito il suo papà si è allontanato per un un corso di due settimane. E a Febbraio siamo andati a Viareggio per il battesimo del fratello.
Insomma, rimanda che ti rimanda, prima di partire per la Toscana, mio marito è stato categorico: “Al rientro il ciuccio scompare.” E ora?
Fedele ai miei principi di rispetto nei confronti dei bambini, ho adottato la tecnica di un’ autrice che adoro Silvia Gianatti, autrice dei libri Guarda che è normale e Guarda che sono due, testi che consiglio vivamente sia a chi si appresti a diventare mamma per la prima volta, sia per chi voglia replicare l’ esperienza o l’ abbia già fatto. La Gianatti fornisce consigli utilissimi in chiave ironica, e non puoi che ritrovarti nelle esperienze che descrive. La tecnica che ha adottato per togliere il ciuccio alla sua bimba, è stato quello, divulgato già da altri esperti, della fatina dei ciucci.
Quindi, da qualche mese raccontavo al pupone la storia della fatina, che prende il ciuccio lasciato sul tavolo la sera prima, e al mattino ti fa trovare un bellissimo regalo. Ovviamente TOPOLINO, che ormai è il mio terzo figlio, ha fornito vari spunti.
Infatti, ricordando una puntata della Mickey Mouse Club House, ho suggerito al pupone che la fatina poteva regalare il suo ciuccio alla luna, che ne aveva bisogno per non soffiare via le navicelle spaziali (lo so che la mente vacilla a tali pensieri, ma la mia vita è fatta di queste storie assurde), e in cambio gli avrebbe portato il suo tanto desiderato Topolino Interattivo.
Il pupone un paio di mesi fa ha cercato di lasciare il ciuccio prima di andare a dormire, ma poi lo ha ripreso. Da allora non ci ha più provato.
Al rientro a Messina, ho aspettato una settimana, durante la quale abbiamo comprato Topolino Interattivo, e tutti i giorni lo avvertivo che a breve sarebbe arrivata la fatina dei ciucci.
Lui diceva di sì, ma non era molto convinto.
Così, dopo aver cercato inutilmente di convincerlo a rinunciare al ciuccio spontaneamente, un giorno, quando è rientrato da scuola, gli ho detto che la fatina era passata a prendere il ciuccio e che gli aveva portato il gioco da lui tanto agognato. In un primo momento è prevalso l’entusiasmo per l’ennesimo topolino di casa, ma dopo circa venti minuti ha iniziato a chiedere il ciuccio. E alla risposta: “Il ciuccio non c’è più”, si è scatenato l’inferno.
Ha pianto un pò, ma poi sono riuscita a distrarlo. Quel giorno ovviamente non ha dormito. La sera è riuscito ad addormentarsi dopo un brutto quarto d’ora di disperazione. E’ andato a letto con un topolino bebè stampato su un foglio. (Sarebbe materiale per psicologi). Al mattino l’ha chiesto di nuovo, ma se ne è fatto rapidamente una ragione, ripetendogli sempre che aveva vinto una sfida.
In fondo si sentiva enormemente orgoglioso di se stesso.
Alla fine non sta andando così male. Certo, quando torna da scuola è ancora un pò intrattabile, ma piano piano inizia a chiedermi il ciuccio sempre meno.
In ogni caso è fatta. Pensavo che sarebbe andata peggio. E alla sola idea toglierlo ero convinta che i ghiacciai si sarebbero sciolti e le montagne sarebbero crollate, ma tutto sommato sta reggendo abbastanza bene.
E topolino interattivo? Bè, dopo essersi trovato scaraventato sul tavolo quando il pupone ha capito che era stato moneta di scambio con il ciuccio, ha ritrovato nuova vita con suo padre al rientro da lavoro. Attualmente non è tra i suoi giochi preferiti, probabilmente perché lo associa all’addio al ciuccio, ma quando non ci pensa, e ce l’ha tra le mani, è troppo divertente sentirgli dire: “Topolino, canta!” E diventa subito felice nell’ascoltare le canzoni del suo personaggio preferito.

 

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