Trova le differenze!

Avete presente le vignette di enigmistica, quelle in cui due immagini uguali si differenziano, in realtà, in diversi particolari? 
Ecco, adesso mettete vicino due fratelli, che già uguali esteriormente non sono, e provate a vedere in cosa si somigliano. Sapete in cosa? 
NIENTE! ASSOLUTAMENTE NIENTE!
Ho due figli maschi, che a parte il genere, e il peso alla nascita, 3.850 kg l’uno (non vi dico che meraviglia i rispettivi parti), non hanno altro in comune. Forse c’è qualche vaga, anzi, vaghissima  somiglianza estetica, giusto perché i genitori sono sempre gli stessi, ma per il resto è come se avessi di fronte a me il giorno e la notte.
Io che mi apprestavo ad avere il secondo figlio fermamente decisa a volerli gestire allo stesso identico modo, convinta di sapere già tutto sui bambini, sulle loro abitudini e il loro temperamento. Ho dovuto, invece, ricominciare completamente daccapo.
Tutto ciò è stato abbastanza spiazzante, perché non solo dovevo occuparmi non più di uno, ma di due bambini, per di più dovevo sintonizzarmi su nuovi ritmi e soprattutto su un diverso carattere.
Tale cambiamento l’ho notato da subito, ancor prima che pupetto venisse al mondo, anzi, proprio in quegli istanti. E se pupone ha impiegato un’ora delle mie lunghissime ed estenuanti spinte per vedere la luce, con l’ostetrica che anche il giorno dopo ha precisato che lui non mi aveva aiutata per niente; il secondogenito è schizzato fuori dopo pochissime contrazioni. Un collaboratore nato.

Il primo è nato lungo, magro, nonostante il peso, con la pelle perfetta come se avessi fatto un cesareo, e non ha pianto subito, ma dopo qualche secondo; pupetto spingeva per uscire già da alcune settimane prima del parto, ha strillato con ancora il cordone attaccato, e si era incalanato così bene e talmente presto da uscire gonfio, quasi nero, con un eczema, un orecchio piegato, e il setto nasale inesistente. Per fortuna si è ripreso alla grande, ma lì per lì ci siamo abbastanza preoccupati.
Pupone ha faticato ad attaccarsi al seno, e quando finalmente ci è riuscito era talmente impaziente di mangiare, che le poppate con lui duravano esattamente cinque minuti di orologio, e l’ho allattato per circa 14 mesi; pupetto si è attaccato subito benissimo, come se fosse nato attaccato alla tetta, ma le poppate con lui duravano un’ora anche a tre mesi, e comunque il mio latte non gli bastava, così siamo passati all’artificiale.
Il primo ha manipolato tardissimo, si è girato sul fianco a sei mesi e ha messo i piedini in bocca a otto; il secondo, che adesso ha quasi sei mesi, già da due si gira sul fianco mentre si afferra i piedini; il primo si faceva imboccare mettendo le braccia tese ad aeroplanino; il secondo tra un po’ mangia da solo; pupone non restava sulla palestrina per più di cinque minuti; pupetto me lo dimentico lì, mi ricordo che c’è solo perché grida di gioia quando si gira per afferrare un giochino che ha staccato dalla palestrina.
Insomma, io non volevo fare differenze, ma ci hanno pensato loro a farle per me. E così ho imparato una grande lezione: non aspettarmi niente di più che loro stessi e, soprattutto, a non pretendere da me stessa la perfezione nel fare tutto al medesimo modo per entrambi, perché è impossibile.
Per fortuna ci saranno sempre le loro personcine a ricordarmi quanto siano belle, entusiasmanti e sorprendenti tutte queste inevitabili differenze.

E con questo post vi saluto, e vi auguro buona Pasqua!

 

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