Cosa resterà dei miei anni ’80!

Noi degli anni ‘80, quelli che si avvicinano lentamente alla dentiera e ai controlli periodici di udito, prostata e prolasso vescicale siamo rimasti in fondo degli eterni bambini, perché i nostri genitori avevano da poco a disposizione la più brava e infida delle babysitter: LA TELEVISIONE.

Ora qualcuno avrà avuto anche un’infanzia diversa dalla mia, ma quando è nato il Pupone mi sono ritrovata con alcune amiche della mia stessa età a cantare a squarciagola, per le strade di Parma, canzoni quali: Magica Emi, Incantevole Creamy, Johnny è quasi magia, Sandy dai mille colori, Candy Candy, Holly e Benji (che a casa mia, con quattro fratelli maschi, era un must), Mila e Shiro, Jem e le Holograms e l’intera discografia di Cristina D’Avena. Il tutto per riuscire a distrarre quei piccoli nani urlanti di noia e desiderosi di essere presi in braccio, perché mica capivano che portare loro e un passeggino di dieci chili ci faceva venire ernia, discopatia e colpo di strega tutti insieme. Spesso funzionava, altre volte no, ma ciò di cui ci siamo accorte è che conoscevamo ancora le parole a memoria.

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Che belli, però, quei cartoni. Qualcuno li critica per i contenuti tragici e al limite del trasgressivo, vedi Lovely Sara, Lady Oscar e Sailor Moon, ma quest’ultima è anni ’90, il trasformismo faceva già parte dei giorni nostri. 😜

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Eppure c’erano storie che educavano all’empatia e alla carità, concetti che vanno sempre più scemando. Erano racconti con un filo conduttore, che ti tenevano attaccato alla tele in attesa della puntata successiva. Erano animazioni dalle emozioni forti e struggenti, ma che pur sempre sapevano regalarti qualcosa.

Volete mettere il brivido di non perdersi neanche una parola, che se uno della famiglia parlava troppo ad alta voce sul più bello, ti eri giocata l’intero significato della stagione. Per non dire poi se andava via la luce. Era finita. Quella puntata era persa per sempre. (Ancora eravamo all’oscuro dell’avvento di YouTube.)

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Penso che i miei figli non abbiano questa fortuna, e non solo perché possono rivedere la stessa puntata mille volte, premendo rewind sul telecomando. Sicuramente i cartoni di ora fanno parte del loro tempo e li ameranno per questo, così come i nostri genitori ricordano il carosello con tanto affetto, ma non li vedo presi dal nostro stesso stupore.  Sono carini quelli di adesso. Hanno espressioni meno colorite e sono privi di offese (punto a loro favore, anche perché la psicologia infantile negli anni ha fatto progressi, per fortuna), ma niente di più. A parte questo, vedo maggiormente il filone commerciale che quello istruttivo. Sembra che lo scopo sia per lo più vendere e non di destare interesse.

Il Pupone ama Topolino, e nonostante non se ne possa più, mi rendo conto che è il cartone più educativo che al momento ci sia. Oltre ad avere dei colori accattivanti e uno scopo utile. Perché al di là delle lotte tra bene e male, è bello imparare la gentilezza, il gioco e un vocabolario ricco da coloro che rappresentano i tuoi idoli.

E poi vogliamo parlare delle canzoni? Le nostre erano imbattibili. È così dolce avere il ricordo di melodie che canteresti all’infinito, perché ti rimandano alla bimba che eri e alla donna che ti hanno portata ed essere. Perché se sono tanto appassionata dei sentimenti in tutte le loro forme è anche perché ho pianto infinite lacrime, ho vissuto in posti magici e mi sono trasformata in incredibili fanciulle grazie alle eroine dei miei cartoni preferiti. La mia fantasia, la mia vera compagna di vita la devo anche a loro, e a mia madre, certo, che mi diceva: “Per giocare da sola inventa un gioco“. Diventavo una principessa, un soldato o una povera mendicante, sempre grazie a quei cartoni.

Proprio per quei giochi che creavo nella mia testa e per quelle bacchette magiche scintillanti, adesso sono qui a scrivere per me stessa, per la mia passione e per voi.

Non dimentichiamo mai quei bambini che eravamo e che sono rimasti nascosti dentro di noi, e continuiamo a ripetere: Pampulu! Pimpulu! Parim Pampum!

Qualcosa di fantastico sicuramente accadrà.

A presto!

 

(Immagini da Google)

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