Depressione post-partum e #unaparolaperlemamme

“…E mi dico alzati, almeno muoviti, ma queste lenzuola sono come sabbie mobili…”

La fine del mondo – Anastasio

 

Per i non addetti ai lavori, la Depressione post-partum non si può apostrofare con la parola PAZZIA, ma è una vera e propria MALATTIA data una riduzione drammatica della SEROTONINA (il famoso ormone del buon umore). Eventi stressanti, soprattutto a livello ormonale, come il parto, ne causano un brusco calo.

In alcuni casi c’è una ripresa del tono dell’umore dopo alcune settimane; in altri, come nel mio, si manifesta una vera e propria depressione che si prolunga nel tempo.

Di parti ne ho avuti tre in quattro anni. Immaginate in che condizioni si ritrova il mio cervello. E’ già tanto se riesco ad alzarmi dal letto. Per fortuna ho tanto amore intorno e tre ottimi validi motivi per scegliere di andare avanti.

Soffro di depressione da più di due anni, e in certi giorni (tanti) mi sono ritrovata a non essere più io. La testa era talmente annebbiata da non permettermi di vedere oltre lo sconforto.

Questa terribile malattia mette un’enorme lente offuscata davanti agli occhi, come se diventassi improvvisamente miope, e impedisce di apprezzare ciò che ti circonda. La cosa peggiore è che non arriva niente. Non percepisci la gentilezza, l’amore, la bellezza. L’unica cosa che filtra è un sentimento negativo, un misto tra profonda tristezza e dolore.

E’ un dolore così grande che ti paralizza. Si àncora come un macigno pesante sul petto e non ti dà tregua. Ti limita nei rapporti sociali. Provi la sensazione di inutilità, di completa perdita di auostima e, peggio ancora, si insinua in te l’assoluta convinzione che nessuno al mondo davvero ti ami. Pensi addirittura di non essere meritevole di affetto e che se non ci fossi più faresti un grande favore a tutti. Ogni cosa perde senso. E ti senti sola. Una solitudine così grande in cui sembra di annegare.

La verità è che per quanti sforzi si possano fare per uscire da tale impasse, in quei momenti si annulla tutto e c’è solo il baratro ad ingoiare ogni residuo della tua persona. Ogni frammento di lucidità si perde tra pensieri catastrofici, inutili per la propria anima, ma che ti risucchiano in un vortice di amarezza.

Hai la sensazione di sentirti nudo, accovacciato in una buca profonda, sotto una colata di fango e detriti che continuano a caderti addosso fino a riempire lo spazio intorno, coprendo i rumori, la luce, i colori. Questa poltiglia ti entra in bocca, nel naso. Arriva fino ai polmoni. E smetti di respirare. Smetti di vivere.

Non saprei spiegarlo meglio di così. Purtroppo, solo provando queste terribili sensazioni si può capire lo stato d’animo di un depresso. Eppure, anche non comprendendole in pieno, possiamo fare lo sforzo di ascoltare e, meglio ancora, sensibilizzare.

Un primo passo è eliminare gli stereotipi e le frasi inutili. Per quanto queste ultime siano volte a sollevare l’umore, spesso recano più avvilimento che altro.

Un esempio: “Se vuoi stare bene, puoi.” Oppure: “Stare bene dipende da te.”

Chi si trova in uno stato d’animo del genere, se ne avesse la possibilità, non si impegnerebbe per sentirsi meglio?

Se volete davvero dare una mano a chi vive tale condizione, dovete innanzitutto accettare voi per primi che si tratta di una malattia. Quindi, il secondo passo è farlo comprendere all’interessato, che di solito, all’inizio, non realizza di esserne affetto. Successivamente, dovete contattare insieme uno specialista, che possa aiutarvi a venirne fuori. Il percorso sarà lungo, ma è già un inizio importante.

Un piccolo, piccolissimo gesto possiamo farlo anche insieme, una volta a settimana.

Per aiutare le neo mamme che soffrono di depressione post-partum, ho creato l’hashtag

#unaparolaperlemamme

 

Ogni lunedì, sul mio profilo Instagram, pubblicherò una parola positiva per sostenere le mamme che si apprestano ad affrontare un’intera settimana da sole con uno o più bambini. La società ci ha rese orfane di una rete di sostegno, imponendoci così un carico di responsabilità enorme in una fase particolarmente delicata della nostra vita, dove un aiuto sarebbe di fondamentale importanza. Sono poche le città in cui si trovano strutture valide di affiancamento al puerperio, e sono situate principalmente nelle regioni del Nord.

Il progetto è ovviamente dedicato anche a quelle mamme che un bimbo non ce l’hanno più. Anche loro sono vittime, spesso più di altre, di profonda depressione. Il lutto perinatale è un tema difficile da trattare, ma è importante prenderne atto e comprendere soprattutto queste donne che provano una sofferenza infinita, perché oltre allo sbalzo ormonale, non hanno nemmeno la consolazione del loro bimbo tra le braccia. (A tal proposito, vi invito a leggere Se tu vai via porti il mio cuore con te di Silvia Gianatti, un toccante diario che tratta proprio questo argomento.)

E poi ancora, ci sono mamme che si sono sentite costrette a scegliere di dare via il loro bimbo, prima o dopo il termine della gravidanza. In un modo o in un altro. E non sta a noi giudicarle. Anche loro possono vivere la stessa esperienza.

Una parola (o una frase intera), che può essere un consiglio, una battuta o un mantra (non quelle citate prima), può aiutare anche in minima parte a stare meglio.

Quante volte in un libro capita di leggere qualcosa che cambia la prospettiva e ci aiuta a vivere diversamente determinate situazioni. Possiamo provare a farlo anche noi con gli altri. Almeno proviamoci.

Per collaborare a questo progetto, anche solo una volta, potete pubblicare su Instagram la parola da voi scelta con l’hashtag #unaparolaperlemamme, spiegando il significato che attribuite ad essa. Taggate me (se vi fa piacere) e tutte le persone che volete per sensibilizzare l’opinione pubblica su questa malattia ancora troppo sottovalutata. Cercherò di ripubblicare nelle Storie  di Ig e Facebook tutte le parole che mi invierete.

Oppure ancora, potete contattarmi all’indirizzo e-mail: mammamiacheviaggio@gmail.com; commentando questo post, o tramite Facebook e Instagram, suggerendomi le parole che avreste voluto sentirvi dire dopo il parto.

Non faremo molto, ma almeno strapperemo un sorriso alla tristezza e faremo sentire tutte queste mamme meno sole.

Cosa ne pensate? Si può fare?

Cari papà, contribuite anche voi a rendere più serena la vostra famiglia e quella degli altri.

Aspetto le vostre parole, e da lunedì 3 Dicembre si comincia.

Grazie a tutti coloro che vorranno contribuire a questa piccola goccia nel mare.

A presto!

 

2 Replies to “Depressione post-partum e #unaparolaperlemamme”

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