Come evitare le etichette

Tempo fa ho pubblicato un post sul rinforzo positivo. Devo ammetterlo, da allora sono diventata anch’io un pò urlatrice (leggi: ormoni ballerini/terza gravidanza/primogenito oppositivo e provocatore/terribili due di Rambo). Da questa fase spero di uscirne… prima o poi, ma pur mantenendo sempre un alto autocontrollo, ho compreso meglio quanto sia difficile per molti genitori riuscire a mantenere la pazienza.

Una cosa, però, che continuo proprio a non sopportare è il modo con cui gli adulti usano le etichette nei confronti dei bambini. Sono consapevole che è tutto frutto della nostra educazione e che, a volte, alcune cose si dicono involontariamente o perché fanno parte del proprio vocabolario, ma è anche vero che leggere è potere. Basta un pò di informazione per evitare di cadere in parole distruttive per la mente dei bambini. In fondo, se ho un blog è anche per informare e restare aggiornata.

Tutti noi possiamo fare un piccolo sforzo per cambiare. Se non riusciremo del tutto a farlo, almeno modificheremo alcuni nostri atteggiamenti, e sarà per una giusta causa, anche solo per evitare i danni psicologici che ne deriverebbero. Per i figli sono tanti gli sforzi che siamo disposti a fare, no?!

A quali etichette mi riferisco? Potete immaginarlo. Si parte dal più banale sei tremendo/a, fino a cose molto più tristi e umilianti: incapace, cattivo/a, stupido/a,  scemo/a e ho sentito ancora peggio, che proprio per delicatezza non lo riporto in questa pagina, ma potete immaginare.

Il perché del risparmiarsi queste perle è presto detto.

Se vi ripetessero continuamente che siete degli incapaci, molto probabilmente vi convincereste di esserlo e la vostra autostima avrebbe un picco bassissimo, oltre a continuare a comportarvi come se non riusciste a fare niente.

Non ci facciamo caso, ma molto di ciò che ci è stato detto da bambini ci ha portati ad essere ciò che siamo oggi. E tanti disturbi legati all’autostima possono essere evitati con piccoli accorgimenti.

Il bullismo è una di queste conseguenze. Se continuate a dire a un bimbo che è cattivo, è plausibile che lui si comporti di conseguenza. Non dobbiamo mai sottovalutare l’indole di un bambino, che se sottoposta a fattori ambientali e sociali svilenti, potrebbe deviare in comportamenti distruttivi e autodistruttivi.

E’ difficile, lo so, uscire dai propri schemi mentali. Ci vuole tanta forza di volontà e una presa di coscienza non indifferente. Bisogna ammettere di aver sbagliato, e molte persone, per sopravvivere, hanno bisogno di continuare ad essere convinti che ciò che fanno sia giusto, perché tanto è stato fatto con loro e sono venuti fuori bene lo stesso. Ma siete proprio sicuri di questa affermazione?

Sono anche consapevole che alcuni modi di fare sono spontanei. Mio marito mi ripete spesso che per me è naturale usare un certo tipo di approccio con i nostri figli, ma che non per tutti è così. Infatti non mi ergo a giudice e giuria. Voglio solo sostenere i genitori che hanno difficoltà a modulare il loro linguaggio diversamente, ma che vorrebbero tanto poterci riuscire. E si può!

Come? Al posto di queste sgradevoli parole possiamo semplicemente usare frasi come: Adesso (è importante far capire che l’azione errata è isolata a quel momento) ti stai comportando male; oppure In questo momento il tuo comportamento non mi piace; Questa cosa che hai appena fatto non va bene, non si fa. Tutto ciò può essere accompagnato dandogli il sostituto del gesto.

Esempio: se vostro figlio, in preda a un momento di nervosismo a tavola, vi dà uno schiaffo su un braccio (Tenete presente che i bimbi si comportano come i cuccioli di animale. Anche se voi non alzate le mani, è probabile che loro, in minima parte, lo facciano con voi. Lo so per esperienza), prendetegli la mano e mettetela sulla forchetta facendogli così comprendere che è quella l’azione giusta da svolgere a tavola e non quella di picchiare mamma o papà.

Spesso ignorare è il modo migliore per evitare il ripetersi di un’azione. Sono cosciente del fatto che non sia sempre semplice, ma si può fare (il più delle volte).

Prendere atto di poter migliorare non è ammettere di aver fallito, ma è sinonimo di intelligenza, perché siamo sempre in tempo per poter dare ai nostri bimbi la parte migliore di noi, nonostante siano proprio loro a far venire fuori il lato peggiore. Ma sono bambini e dobbiamo capirlo. Ciò che possiamo fare noi è impegnarci a fare il possibile per loro, consapevoli che sicuramente sbaglieremo in qualcosa, ma con la convinzione di aver fatto del nostro meglio per accompagnarli nel duro mondo che li attende.

Rompo sempre un pò le scatole su questi argomenti, ma lo scrivo, non perchè io sia perfetta, anzi, al contrario. Sto cercando di comprendere, a piccole dosi, che costruire è potere e sapere rinunciare alla perfezione, ma l’impegno a migliorare la qualità e i rapporti della nostra vita è un obbligo prima di tutto verso noi stessi. Non è mai troppo tardi per farlo, accettando con serenità che comunque sbaglieremo, ma che almeno avremo provato a fare del nostro meglio.

A presto!

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