Silvia Gianatti, il valore delle parole.

Una sera di Gennaio del 2014, con un pancione di otto mesi, mi infilavo sotto il piumone reggendo in mano un libro sulla maternità che mi aveva appena regalato mio marito, in quanto le recensioni lo descrivevano in maniera entusiasta.

Il testo in questione si chiamava Guarda che è normale di Silvia Gianatti.

Ho divorato quelle pagine nell’arco di pochi giorni. Mi sono lasciata trasportare da ciucci dissoltisi, di notte, grazie alle arti magiche di Houdini, ironiche chiacchiere da consultorio e dalla grande emozione che solo la nascita di un figlio può donare.

Da lì a breve avrei vissuto anch’io tutto quanto.

Dopo neanche due anni sono rimasta nuovamente incinta. Questa volta avevo già letto più e più volte il seguito, Guarda che sono due. E anche in quell’occasione i preziosi consigli che avevo appreso, li ho trovati di grande utilità.

Dalla scelta del tiralatte a quella della pedana, fino alla gestione dell’eventuale gelosia del primo figlio nei confronti del secondo, Silvia Gianatti è stata una guida assoluta, illuminando i momenti più critici della mia nuova condizione.

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Questa straordinaria autrice, che è nata come fumettista, e da lì si è evoluta in sceneggiatrice e in giornalista approdando, infine, alle pagine dei più noti rotocalchi, ha avuto la creatività e la generosità di regalare alle future mamme dei veri e propri manuali sulla sopravvivenza all’arrivo di un bambino.

Ha dimostrato a noi tutte che ciò che a volte può sembrare assurdo e terribilmente spaventoso, quando si ha a che fare con un neonato, in realtà è del tutto NORMALE, perché essere genitore è un percorso complicato. Esserlo di due o più figli lo è ancora di più, ma tutto è anche possibile, così come ricominciare a riappropriarsi dei propri spazi, ricomporre la vita matrimoniale e reinventarsi in una nuova attività. Ne ha dato prova barcamenandosi tra la sua passione di giornalista di musica, la pubblicazione di nuovi libri e il suo lavoro di consulente editoriale di DeAgostini.

Si definisce grafomane da sempre. Direi che è una grande fortuna, in quanto il fiume inarrestabile delle sue parole ha avuto la potenza di straripare tra i miei pensieri, dandomi la forza di rialzarmi nel periodo più nero della mia vita per cercare di raggiungere i desideri nascosti nel mio cuore. Lei mi ha dimostrato che non è mai troppo tardi per decidere di essere felici.

Infatti, proprio come se Silvia tracciasse una strada nella mia vita con le sue parole, dal suo ultimo libro Se tu vai via porti il mio cuore con te, un toccante diario sulla rielaborazione del lutto perinatale, ho tratto ispirazione per il mio progetto, #unaparolaperlemamme, che attualmente sta avendo un’importante evoluzione (ma di ciò vi parlerò più avanti).

Mentre scrivo ho la pelle d’oca, perché cinque anni fa non potevo immaginare che avrei impiegato tutte le mie energie per far avverare un sogno e, soprattutto, non avrei mai pensato che un giorno avrei avuto il coraggio di chiedere un’intervista proprio a lei… Silvia Gianatti.

 

Ciao Silvia. Grazie per aver accettato di essere ospite nel mio spazio. Sono da sempre una tua grande ammiratrice, come avrai già intuito dai miei tentativi da “stalker”.

D: Prima di approdare ai libri, sei partita come fumettista. Quando hai iniziato e come si è evoluta la tua passione?

R: Da piccola dicevo sempre che da grande avrei scritto. Non sapevo cosa. Fondamentalmente riempivo diari o poco più. Finché in università, frequentando un seminario di Semiotica, ho incontrato uno sceneggiatore Disney che mi ha insegnato a scrivere storie per Topolino. Ero cresciuta a pane e Disney, sono partita da lì. Non mi sembrava vero. Avevo 23 anni e la scrittura è diventata il mio lavoro. Dalle storie (per molte testate) ai redazionali (articoli di ogni tipo, ma la musica c’era già), fino al gestire giornali interi. Per poi passare ai libri, quando i giornali non ci sono stati più. Quel giorno è cambiato tutto e mi sono dovuta un po’ reinventare perché a far la sceneggiatrice non mi divertivo più tantissimo e il giornalismo iniziava a piacermi molto di più. Insieme alla scrittura. Dal Diario di Violetta e molti altri libri Disney sono passata ai miei (Guarda che è normale, Guarda che sono due e Ci vorrebbe un’amica), iniziando anche a collaborare con Mondadori come consulente e ghost writer. E i libri per altri sono diventati un bel pezzo del mio lavoro. Ho iniziato quindi a scrivere articoli per varie testate: mamme, spettacolo, musica. Oggi scrivo per scelta solo di musica, di cui non potrei mai fare a meno. Scrivo libri per me (Se tu vai via porti il mio cuore con te è il mio primo romanzo ed è arrivato l’anno scorso) e per altri e vado in ufficio in De Agostini (per il magazine De agostini Vinyl e altri progetti editoriali) tre giorni a settimana. È come se avessi tre lavori, sapendo bene qual è la cosa che mi piace di più.

D: Dai fumetti alla sceneggiatura, dai libri alle interviste sui più importanti rotocalchi, la tua vita ha subìto un’affascinante escalation da artista. Quali sono i progetti che ti hanno regalato maggiore soddisfazione?

R: Sono tanti… Ma direi che “le prime volte” sono sempre state le emozioni più belle. Il primo Topolino in edicola, il primo libro in libreria, il primo servizio su Tv Sorrisi e Canzoni, il primo su Donna Moderna, il primo su Vanity Fair. Adoro seguire Sanremo, adoro intervistare persone interessanti, adoro scrivere storie, che siano mie o di altri. Adoro partecipare alle audizioni di X Factor, da due anni a questa parte sicuramente una delle mie cose preferitissime. Mi piace portare i bambini a fare le interviste per Topolino. Gli artisti si divertono, i bambini si emozionano. È molto bello.

D: Il romanzo Se tu vai via porti il mio cuore con te ha consacrato il lavoro di scrittrice. Quanto ha inciso il tuo vissuto sul libro, e quanto quest’ultimo sulla tua vita?

R: Quel libro l’ho vomitato. Avevo molto dolore da buttare fuori e ho preso la storia di una delle mie migliori amiche per farlo. Scegliendo un tema di cui non parla nessuno, ma di cui è importantissimo, secondo me, parlare. Al di là della storia, mi è servito scriverlo per stare meglio. Buttando fuori mi sono trovata a capire alcune cose della mia vita solo dopo averlo finito. Mi ha fatto bene. E pare, vedendo chi mi scrive, che non abbia fatto bene solo a me. Quando chi lo legge mi scrive per me è un regalo, anche se, purtroppo, c’è spesso di mezzo il dolore.

D: So per certo che chi vive come te nel mondo delle parole, di quelle che nascono magicamente nella testa come se fossero conigli bianchi usciti da un cilindro, ha sempre un sogno nascosto ad attenderlo. Il tuo qual è? Cosa ti piacerebbe concretizzare in un futuro prossimo?

R: I sogni nel cassetto non mi mancano mai, per fortuna. O forse dovrei dire purtroppo. Ogni tanto mi piacerebbe molto accontentarmi. Ne ho più di uno. Sicuramente quest’anno vorrei ricominciare a scrivere per me. Ho riempito pagine per altri. Sto per avere bisogno di buttar fuori di nuovo.

D: Su Instagram ho avuto modo di vedere che hai in cantiere un altro libro. E’ possibile sapere di cosa parla? E per quando è prevista l’uscita?

R: Questa volta vorrei buttarci dentro un po’ più di leggerezza, è una storia che voglio scrivere da anni. Eppure sto vedendo che non si può scappare dalla propria natura e, siccome io tanto leggera non sono, in questo periodo, credo che vincerà il bisogno di scrivere la storia che ha bussato con forza quest’estate. Meno felice. Più necessaria per me però, a quanto pare. Sarà una delle due. Ho due file aperti. Ho due titoli già pronti. Ma… chissà se ci riuscirò. Non ho tempo, mai.

D: Ho un’ultima domanda. Il tuo slogan è il seguente: Quando non scrivo vivo. E poi ne scrivo. Cosa speri che la vita possa regalarti da qui ai prossimi vent’anni, per far sì che tu ne scriva?

R: Ecco appunto. Il tempo. Ho bisogno di più tempo. In generale. Per me. Per correre meno e vivere di più. Perché quello slogan vale. Se vivo, poi (se ho tempo) scrivo.

 

Mentre resto in trepidante attesa del suo prossimo libro, non mi resta che ringraziare Silvia, ancora una volta, per la disponibilità e l’onore che mi ha concesso.

Lei non sa il perché, ma è riuscita a salvarmi di nuovo.

A presto!

 

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