#GliAltriNonSanno

“Mi ha appena picchiata. Sono sotto la doccia a levare il sangue che esce dalla bocca e dall’attaccatura dei capelli. Questa volta ha usato il ferro da stiro. Prima colpiva solo sui fianchi o in posti in cui gli altri non si sarebbero accorti della violenza. Adesso non posso incontrare nessuno che faccia domande o che si insospettisca. E c’è tutto il tempo perché i lividi spariscano. Allora mi pesta dove vuole. Ma ho paura che non ne uscirò viva. Le tempie mi pulsano per il dolore. Spero che il rumore dell’acqua che scorre, copra il suono della mia voce mentre parlo al telefono con il centro antiviolenza. Tremo e ho paura. Non ne esco viva. Non ne esco viva questa volta.”

“Mio figlio ha l’autismo. Per lui il Coronavirus non è reale. Quando cerco di spiegargli quanto sia pericoloso uscire, diventa violento e cerca di picchiarmi. Contenerlo è difficile. Sento al telefono amici annoiati dalla quarantena oppure stanchi di rincorrere  figli “perfetti”. Gli altri non sanno che mentre la loro vita “tranquilla” è stata stravolta da Covid-19, la mia è stata ulteriormente complicata. Ora che non posso più avvalermi di alcun aiuto mi sento sola, stanca e senza fiato. Sono arrabbiata. Sono disperata.”

“Tra una settimana terminerò la mia quarantesima settimana di gravidanza. Abito in montagna, in un paesino di duecento abitanti. Sono quasi tutti anziani. Nell’ospedale più vicino hanno detto di non recarsi, perché è troppo piccolo e già pieno di contagiati. Ho deciso che partorirò in casa con l’aiuto di un’ostetrica, che abita a 40 km da qui. Non sono riuscita a preparare tutto il corredino per la mia bambina. Di notte non riesco a dormire. Ho paura. Una paura che mi fa battere forte il cuore. Cosa ne sarà di me? Cosa ne sarà di noi?”

“Soffro di attacchi di ansia da circa due anni. Ho da tempo paura di prendere l’aereo, l’ascensore e la metro. Non guido ed evito i posti affollati. Da quando è iniziata la quarantena non riesco più a respirare. Ho paura di prendere il virus. Mando mio marito a fare la spesa, e prima che torni gli faccio pulire ogni prodotto sulla porta di casa. Lui deve lavarsi molto bene. Solo dopo gli permetto di stringermi forte affinché riesca a calmarmi. Non respiro. Non respiro. Non respiro.”

“Sono appena tornata a casa con il mio bambino. Non è venuto nessuno a trovarci. Non è venuto nessuno ad aiutarci. Ho altri due figli di 7 e 4 anni. Mi sento così stanca. Soffrivo già di depressione prima dell’ultima gravidanza. Adesso sono distrutta. Non riuscirò a crescerli. Non riuscirò a proteggerli. Mi sento così inadeguata come mamma. Il mio compagno non vuole che vada da una terapeuta. Pensa che siano soldi buttati. Per lui non ne ho bisogno. Gli altri non sanno, neanche e soprattutto lui, che prima dell’isolamento pensavo di partorire e poi suicidarmi. Adesso alterno momenti in cui mi auguro che questo virus mi porti via, e altri in cui sono terrorizzata alla sola idea. I miei problemi sembrano ridicoli di fronte a questo pericolo, ma non posso fare a meno di pensare quanto sia inutile la mia vita. E il dolore che provo è insopportabile. Cosa devo fare? Aiutatemi! Salvatemi!”

COVID-19

Ci svegliamo con questo assordante e rumoroso pensiero. La minaccia del contagio ha occupato le nostre giornate. Ci ha letteralmente chiusi nell’ombra delle nostre menti. Ci ha isolati, allontanati, feriti, uccisi. Questo virus è diventato la nostra guerra mondiale. Il nostro unico scopo è sopravvivere.

Però non c’è solo il virus. In realtà, Covid-19 si è andato a sommare alle problematiche di tutti i giorni. Il Coronavirus, con la sua ingombrante presenza, non ha escluso le piaghe di una società già sanguinante di dolori nascosti, spesso taciuti. E questi sono rimasti. Non sono stati spazzati via dall’eventualità di un’influenza letale, anzi, si sono acuiti  maggiormente portando chi li vive a situazioni estreme di tolleranza. E per di più con la convinzione o, addirittura, con un sentimento di vergogna, perché di fronte alla tragedia che sta segnando il mondo intero, i propri problemi sembrano quasi superficiali e non meritevoli di attenzioni.

Così non è.

Purtroppo, allo stato attuale, possiamo fare ben poco per si trova ad affrontare situazioni di forte sofferenza. Gli aiuti, quelli minimi, arrivano da professionisti che mettono a disposizione i loro numeri di telefono per essere contattati e fornire una consulenza. Molto di più non è plausibile fare.

Negli ultimi giorni ho pensato spesso che se questo virus si fosse presentato due anni fa nella mia vita, sarebbe stato un vero dramma. Adesso sto bene, e la mia malattia è tenuta sotto controllo dai farmaci, ma se così non fosse, avrei avuto grosse difficoltà di gestione dell’emotività oltre che dell’intera famiglia.

Non posso fare tanto per chi vive disagi al limite del sostenibile, ma so cosa può renderci meno soli. Allora, come per #unaparolaperlemamme, ho deciso di lanciare l’hashtag:

#GliAltriNonSanno

Come per il precedente progetto, potete scrivere post in cui sfogare la vostra frustrazione di fronte alla pressione causata dal Coronavirus in vite già affollate di preoccupazioni e difficoltà. E’ possibile anche pubblicare una foto o video della vostra giornata o delle persone di cui vi prendete cura, anche solo per mostrare cosa realmente accade nella quotidianità, ricordandovi di inserire l’hashtag #GliAltriNonSanno, così, come sempre, li ripubblicherò nelle storie.

Se non ve la sentite di esporvi pubblicamente, vi invito a contattarmi in direct su Instagram o per email (mammamiacheviaggio@gmail.com) per raccontare cosa succede. Le vostre testimonianze resteranno private oppure vi aiuterò a mettervi in contatto con chi potrà darvi una mano.

Il progetto non finisce qui, perché in collaborazione con alcune professioniste, realizzerò delle dirette su Instagram, di Domenica pomeriggio, per affrontare temi delicati in cui verrà dato sostegno e linee guida per vivere al meglio tali situazioni.

Se avete argomenti di cui vorreste sapere di più, scrivetemi e farò in modo che se ne parli.

Non so se ANDRA’ TUTTO BENE, ma so per certo che il bene, un pò per volta, genera altro  bene. E voi, chiunque siate, non vi arrendete proprio adesso. E’ tempo di combattere.  E’  tempo di restare per se stessi e per le cause a cui teniamo. Anche se non tutti possono capire. E anche se gli altri non sanno, voi sapete cosa vuol dire alzarsi ogni mattina e attraversare l’inferno. Questo conta e questo merita attenzione. Ovunque siate, lottate affinché anche gli altri sappiano e perché tutto finalmente cambi.

A presto!

 

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