Nel tempo ritrovato. (Isolamento da Covid-19 – parte seconda)

Stavo passeggiando con i miei bimbi nel giardino dietro casa. Da soli. In un silenzio rotto unicamente dalle nostre voci: le loro agguerrite e allegre, e la mia sempre un pò in ansia per eventuali pericoli (leggi: cadute nei tombini, lanci nel vuoto, tiro del sasso più grande). Nel mentre ho notato che intorno la primavera non ha chiesto il permesso. Non ha ascoltato le notizie di cronaca e, meglio ancora, non ha avuto pudore. E’ arrivata sfacciata e rigogliosa. Ha mostrato a tutti noi che la vita non si ferma, anche se il mondo si è fermato. Anche se una tragedia si sta consumando sotto i nostri occhi e non abbiamo armi per fermarla.

La primavera mi ha mostrato più di tutto la gratitudine. Sono grata per quell’ora di aria che ci concediamo ogni giorno; delle ampie vetrate del mio appartamento da cui filtra tantissima luce; del tempo con i miei figli con cui posso fare cose che desideravo da tanto.

Prima di questo dramma planetario facevo progetti con mio marito. Volevamo comprare casa. Eravamo nella fase di ossessione da annunci immobiliari. Sfogliavo i cataloghi online di arredamento. Sapevo già con quante sfumature di rosa avrei voluto dipingere le pareti della futura camera di Viola. Desideravo un caminetto in bioetanolo al centro del salotto. E sognavo la nuova casa adornata da bellissimi tulipani, i miei fiori preferiti.

Giorni fa, invece, con le margherite in mano appena raccolte dai miei figli, tutto mi è sembrato superfluo, inutile, superficiale. Non aveva più senso. Mi bastava l’aria e il sole e il colore di un fiore appena sbocciato. Tutto lì. Quei fiori di campo erano perfetti. Non avevano alcuna pretesa. Erano lì pronti ad essere colti e ad accogliere chi li voleva. Non come i tulipani. I tulipani mi somigliano. Sono fiori seriosi, con quell’aria impegnata, protesi sempre verso l’alto come a inseguire scopi più alti, ma di un colore vivo e unico, come per mostrare di quanta bellezza possano disporre e regalare con la loro composta vanità. Di fronte a quelle semplici margherite, mi sono sentita un tulipano. Piena di pretese. Troppo concentrata su me stessa e sui miei obiettivi per permettere al tempo lento di abbracciare la rigidità dei miei petali chiusi e seri.

Non so quanto davvero ci cambi la vita in isolamento, ma al momento non lascia più spazio a frivolezze di alcun genere. Basti pensare che abbiamo ripreso a fare il pane in casa proprio come una volta. La realtà ci ha messo davanti alla genuinità. Si apprezza ogni minimo dettaglio. La luce del sole è il motivo di un risveglio allegro. Gli abbracci dei bambini, se prima erano preziosi, adesso sono tutto. Il calore umano è diventato di un’importanza cruciale.

Non smetterò mai di amare i Tulipani, ma finita questa lunga prigionia, voglio essere un  pò anche un altro fiore che amo, il Girasole, aperta al massimo della mia estensione e correre per strada ad abbracciare il primo sconosciuto che passa. E’ un desiderio così profondo. Voglio gioire quando questo parassita avrà fatto i bagagli. E voglio stringere forte questo mondo pieno di profonde ferite che potremo curare solo con il calore di un’altra prepotente e generosa Primavera.

 

 

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