Bipolarismo: perché parlarne.

Ormai sono tre anni che parlo della mia depressione. Vi ho raccontato di quella post-partum e dei drammatici bassi che ho raggiunto. Ho scritto addirittura un libro su quanto profondo sia stato il baratro che mi ha risucchiata.

Ho solo accennato, invece, per lo più sui social, alla diagnosi che ho ricevuto in fondo al mio percorso di rinascita, quella del Disturbo Bipolare dell’umore.

Non è stato semplice arrivarci. All’inizio lo abbiamo capito con la mia psicoterapeuta. Poi, quando sono arrivata a Pisa, il nuovo psichiatra mi ha incredibilmente illuminata. Solo che dall’accettare la diagnosi a farla davvero propria, è necessaria tanta strada.

Nel frattempo ho incontrato Alessandra Gargiulo, la fondatrice della Onlus DI MENTE IN MENTE, dedicata a pazienti psichiatrici non ospedalizzati, che hanno, per la maggiore, il mio stesso disturbo, e di colpo si è aperto un mondo.

Se fino ad allora avevo accettato la diagnosi senza troppo cercare sull’argomento, ma assumendo regolarmente i farmaci, piano piano ho iniziato a prendere vera consapevolezza di ciò che realmente rappresenta la mia malattia, riuscendo a non averne più paura. Ora che Alessandra mi ha “adottata” nel suo gruppo di auto-mutuo-aiuto, scopro ogni volta qualcosa in più e mi sento molto meno sola.

Con loro ho scoperto che siamo in tantissimi ad essere affetti da questo disturbo: 1 su 100, che è un numero enorme. Tanti di questi non lo sanno, e vivono la loro vita convinti di essere sbagliati, perché fanno scelte che non riescono a spiegarsi, senza sapere che il loro agire è condizionato da una malattia, che se curata li porterebbe a vivere meglio e a sfruttare al massimo il loro potenziale.

Adesso, quindi, sono pronta a parlarvene senza veli e quasi con la stessa spontaneità con cui vi ho raccontato la depressione post partum.

Ma partiamo dal principio: Cos’è il Disturbo Bipolare? Cosa avviene a chi lo vive? Cosa fare per imparare a conviverci?

Il Disturbo Bipolare è dovuto alla mancanza del recettore della serotonina, pertanto quest’ultima non è stabile, e vede l’alternanza di picchi di euforia a picchi depressivi. In quella che noi definiamo fase UP, l’umore è al settimo cielo. Ci sentiamo elettrizzati. Siamo pieni di idee e abbiamo un’efficienza mentale quasi fuori dal comune. Sembra bello, vero? In realtà lo è solo quando inizia. Poi questo stato di eccitazione diventa così forte da stare male. Porta quasi a tremore. Si prova una felicità così forte da sentire dolore fisico. E ogni emozione si amplifica del 1000 per 1000. Immaginate quanto possa scombussolare e disorientare uno stato del genere. E più questo stato progredisce e più porta a scelte fuori dal proprio controllo.

L’altro picco, quello depressivo, o anche detto fase DOWN, è caratterizzato, invece, da apatia, stanchezza, tristezza senza fine e, soprattutto, dal desiderio del suicidio, che è proprio tipico di chi soffre di questo disturbo.

Il problema è che, spesso, la diagnosi di Bipolarismo non viene fatta precocemente, e questo comporta un andamento dei picchi sempre più veloce e violento nel tempo. Si arriva a pensare: perché devo vivere così? Non è possibile. Curarsi è l’unico modo per poter tenere sotto controllo gli sbalzi di umore.

Uno dei farmaci più importanti, ma di cui si ha più paura, è il Litio. Anch’io all’inizio non volevo prenderlo, ma ho avuto la fortuna di incontrare uno psichiatra che ogni volta arricchisce la mia cultura su questa malattia, donandomi gli strumenti giusti per affrontarla. Il Litio è, in realtà, l’unico farmaco che può prevenire la demenza senile nei pazienti affetti dal Disturbo Bipolare. Questo perché il nostro cervello è fatto di stimoli chimici oltre che elettrici, e la serotonina, l’ormone del buon umore, con i suoi picchi su e giù causa danni ai nostri neuroni tali da danneggiarli irreparabilmente.

Vi faccio un esempio. Avete presente quando i bambini spengono e accendono ripetutamente la luce? Alla fine, qualche volta, vi sarà capitato che la lampadina si sia fulminata (non ditemi che solo i miei figli attuano opere di terrorismo). La stessa cosa avviene al nostro cervello. Lentamente i nostri neuroni rischiano di spegnersi. Quindi, anche se i farmaci fanno paura, noi dobbiamo andare oltre, e assumerli con costanza.

Lo so che l’ostacolo più grande è superare la vergogna e tutto il bagaglio culturale/sociale che ci portiamo dietro, ma credetemi, la consapevolezza rende liberi e, soprattutto, ci tiene in vita. E una diagnosi precoce può prevenire molte delle difficoltà che potrebbero insorgere con il tempo. Vale la pena by-passare il nostro stesso pregiudizio per stare bene, non pensate?!

Fatemi sapere.

A presto!

3 Replies to “Bipolarismo: perché parlarne.”

  1. Cara Lucia, grazie ancora una volta di questa testimonianza validissima, perchè dona coraggio e riflessione a tante persone che non sanno comprendere il perchè dei loro altalenanti stati d’animo.
    Io ti dico ancora una volta solo GRAZIE….e tu puoi capire!
    Un forte abbraccio, da una tua “fan” 😉
    Maria Laura

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