Sto meglio al buio – Recensione dell’ultimo libro di Claudio Secci.

Che aspetti? Vattene, sei così bella
Fammi vedere come sai volare
Perché io penso che hai sbagliato stella
Perché io penso che hai sbagliato amore
Lasciami, tu che sei forte più di me
Staccami da questo faticoso paradiso, te
Oppure cambiami se ci riesci, amore mio
Fallo tu quello che non son mai riuscito a fare io

Lasciaminonmilasciare – Marco Masini

Avrei potuto introdurre la recensione dell’autobiografia di Claudio Secci, scrittore e direttore del Collettivo Scrittori Uniti,  attraverso una delle bellissime poesie che si trovano all’interno del suo ultimo libro, Sto meglio al buio, edito dalla collana Policromia per la casa editrice PubMe, ma ho preferito inserire due delle strofe che più amo di una canzone che sicuramente anche lui avrà ascoltato migliaia di volte. Perché la vita di Claudio Secci la vedo così, piena di emozioni, piena di cose da fare, piena di canzoni – meglio se di Marco Masini, per il quale confessa una storica passione – che accompagnano momenti importanti, che segnano giorni unici, e ispirano parole che poi cadranno su carta, pesanti come tutti quei sassi che si portano sul cuore per troppo tempo. E da amante di musica, conosco e confermo l’importanza di sentire se stessi attraverso le parole dei cantanti, e quanto riescano a tirare fuori il meglio di te.

Sto meglio al buio è un viaggio da assaporare nota dopo nota, ma soprattutto metro dopo metro. Non si è mai pronti al passo successivo, perché sai che dietro l’angolo ci sarà una frase che ti toglierà il fiato. Resisterai ai colpi, uno dietro l’altro, fino a quando arriverà l’immagine che ti farà crollare, e lì dovrai fermarti, riprendere a respirare, asciugare le lacrime e capire che le parole di Claudio sono già dentro di te, nell’intimo più profondo del tuo passato. Ti strappa con violenta passione quel velo che avevi posato su dolori nascosti, affinché nessuno li vedesse, neanche la polvere. Ma Claudio ha una penna affilata come una Katana, e lo stesso viaggio introspettivo che fa con naturalezza in ogni frangente della sua vita, lo impone anche al lettore. Lo travolge fino a renderlo parte stessa del racconto, perché quel senso di smarrimento di fronte al nuovo, gli amori finiti male, i sogni perennemente rincorsi, fanno parte di ognuno di noi. Claudio li descrive senza troppi giri di parole. E da tanta cruda spontaneità, emerge un uomo onesto e gentile che affronta la vita di petto, anche senza rendersene conto.

Così, da Torino alla Sardegna, andata e ritorno, il romanzo racconta di una vita che non molla mai, segnata da sconfitte e dolori, da coraggio, ambizioni e vittorie. A dominare su tutto, sempre e solo una grande passione: la scrittura. Claudio descrive un rapporto di odio e amore con questa imponente despota delle anime sensibili, perché il trasporto per i propri desideri può essere così forte che, a volte, non fa i conti con meccanismi più grandi di noi, o con le nostre stesse ingenuità. Solo che lui ha compreso che davanti a ogni delusione non resta altro che rimboccarsi le maniche e puntare un po’ più in là del proprio cuore, lì dove i sogni possono sempre realizzarsi.

Dopo non saprai.

Che volto possiede chi entra nelle corde delle tue idee,

come respirano i polmoni di chi varca i tuoi occhi davvero.

Cosa cercano di te quelli che hanno attinto alla tua luce ancora viva.

Ma la vera rivelazione dell’autore è la sua vena poetica che ha dell’eccezionale. Lui si descrive un poeta dalla metrica classica, ma io trovo che i suoi versi, come quelli di ogni grande autore dei tempi andati, siano di un’attualità e di una verità disarmante. Non è possibile leggere senza emozionarsi. Anche le sue poesie parlano del fuoco che arde per questo mestiere tanto logorante e affascinante allo stesso modo.

E comprendendo benissimo le intenzioni e la determinazione di Claudio, preferisco concludere proprio con le parole che più mi hanno dato la carica nell’ultimo periodo, le sue:

Scrivere è cosa seria… è il miglior modo di farmi del bene facendomi male. E di questo continuerò a drogarmi.

Claudio, forse non sarò riuscita a rendere giustizia al tuo lavoro, ma tu, con la tua tenacia, hai ridato nobiltà e nuova forza ai miei sentimenti, e per questo hai la mia devota gratitudine.

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